Riscatto laurea: cos’è e come funziona

Il riscatto laurea è una proposta che il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta porta avanti dallo scorso aprile.

Questa nuova proposta permette a chi è laureato di conteggiare gli anni degli studi universitari come se avesse lavorato e pagato regolarmente i contributi, permettendogli così di andare in pensione in anticipo oppure di andare in pensione con un assegno più ricco se decidesse di lavorare fino all’età pensionabile.

In un’intervista a Repubblica Barletta spiega a che punto è la proposta: attualmente, il riscatto gratuito vale per tutti i nati dal 1980 al 2000 risultanti iscritti a un corso di laurea. Non varrà, quindi, per chi si è già laureato: rendere il riscatto retroattivo, ha spiegato Baretta, perchè farlo sarebbe troppo costoso. A poter usufruire del riscatto gratuito saranno tutti coloro che si sono laureati o si stanno laureando senza mai andare fuori corso, La proposta è stata appoggiata anche dai Giovani Democratici, la sezione giovanile del PD. L’ipotesi, al momento, è inserire la possibilità di riscatto gratuito della laurea nella prossima legge di stabilità, che dovrebbe essere approvata entro la fine del 2017.

Attualmente è comunque possibile riscattare gli anni di laurea, anche se non gratuitamente: la procedura è infatti molto costosa. Nel momento in cui si fa richiesta per il riscatto di laurea, oggi, bisogna versare all’INPS tutti i contributi per gli anni di studio come si fa per il lavoro. Il sistema con cui si calcola quanto bisogna versare è particolarmente complesso e dipende da molti fattori: il principale è lo stipendio percepito al momento della richiesta. In linea generale, quindi, più tardi si chiede il riscatto, più bisogna pagare. In alcune simulazioni presenti sul sito dell’INPS si fa l’esempio di un 27enne con un reddito di 22 mila euro annui e un anno di anzianità contributiva. In questa condizione, bisognerebbe pagare 29 mila euro per ottenere il riscatto. Un 40enne con 36 mila euro di reddito e undici di contributi dovrebbe invece versare circa 52 mila euro.

Questa proposta portata avanti da Barletta fa parte di una serie di riforme a favore dei giovani che il governo e il PD stanno cercando di mettere in atto per sovvertire quello che è il divario ricchi-poveri caratteristico della nostra nazione. Molti però non sono d’accordo con la proposta poichè attuarla significherebbe aiutare solo ed esclusivamente i laureati, in particolare chi ha studiato per molti anni e di conseguenza si trova già in una posizione avvantaggiata: si pensi a un medico con una carriera già avanzata che chiede il riscatto per i suoi numerosi anni di studio. Inoltre, la proposta, che non presenterebbe costi per le generazioni attuali: la spesa per coprire i contributi gratuiti dovrà essere affrontata solo quando gli attuali laureandi andranno in pensione, cioè tra diversi decenni, gravando solo ed esclusivamente sulle generazioni future.