Passione vinile: è tornato!

Torna di moda il disco in vinile, settore di nicchia nel mercato discografico, ma che con la crisi del CD, sta vivendo una rinascita inaspettata: nel 2015, in Italia, è cresciuto di oltre il 70 per cento.

La notizia è davvero recente: nel Regno Unito, la vendita di vinili ha superato il valore raggiunto dai download digitali, così come certificato dall’Entertainment Retailers Association. Molte le possibili ragioni, dalla predominanza dello streaming sull’acquisto di brani digitali fino alla concomitanza con il periodo natalizio, eppure quello rilevato è un trend che prosegue inarrestabile da diversi anni. Perché torna il vinile e, soprattutto, a quali esigenze dell’ascoltatore risponde?

Secondo le indiscrezioni, la prima ondata di vinili ‘fatti in casa’ dovrebbe riguardare principalmente musica giapponese. Nel 2017 diverse nuove aziende che producono vinili sono nate negli Stati Uniti, da Detroit a Miami. Stessa storia in Europa, dove la maggior parte delle aziende che stampano vinili per major ed etichette indipendenti sono nella Repubblica Ceca e in Olanda. Insieme, fa notare il Guardian, le fabbriche europee riescono a produrre 100mila pezzi al giorno, una cifra che non soddisfa più le richieste del mercato.

“Pochi anni fa nessuno avrebbe creduto che l’ultimo album di un artista come Marco Mengoni sarebbe uscito anche in vinile“, racconta all’ANSA Fabio Pezzullo di Discoteca Laziale, storico negozio di dischi romano attivo dal 1953. Così nei piccoli negozi indipendenti, così come nei megastore, i vinili si fanno sempre più largo. “L’interesse del pubblico è chiaramente avvertibile – ci racconta Mario Buscemi, titolare del negozio milanese Buscemi Dischi – ci sono però ancora limiti come il prezzo ancora troppo alto e la scarsa reperibilità di titoli e ristampe”. “Da qualche anno stanno arrivando ragazzi che hanno scoperto il supporto dai genitori, ma anche audiofili che sono tornati al vinile – dice Valeria Baldan, titolare del negozio milanese Il Discomaneattivo dal 1978 – forse è solo una moda, ma si fa sentire”.

chi non si è mai soffermato, incantato dal vedere un disco in rotazione sul piatto, un CD girare vorticosamente nel lettore ottico o, ancora, gli ipnotici ingranaggi di una musicassetta? Tutti questi fattori, come facile intuire, hanno rappresentato un surplus di valore nell’acquisto di un formato fisico, analogico o digitale che sia, rafforzando l’idea del possesso della musica. Un disco da custodire gelosamente, mostrare agli amici, da collezionare: all’esborso monetario, in altre parole, è sempre corrisposto un appagamento di tipo fisico, prima ancora che uditivo. Questo ovviamente non avviene con i formati da download, i quali rimangono asettici e impenetrabili sugli archivi di memoria, possono essere copiati all’infinito e, soprattutto, rimangono del tutto interscambiabili. Mentre un tempo l’ascoltatore imparava ad amare tutti i graffi sul proprio vinile, tanto da ricordarne a memoria durata e posizione, oggi un file MP3 non più riproducibile può essere in pochi secondi sostituito con una copia identica.

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